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Un fraintendimento dell’inviato speciale alimenta dubbi sull’intesa tra Trump e Putin. Mosca non arretra: rivuole il pieno controllo di quattro regioni e della Crimea
A una settimana dal vertice in Alaska tra Donald Trump e Vladimir Putin, emergono dubbi e incomprensioni sulla reale portata di un possibile accordo di pace per l’Ucraina. Secondo Bild, durante il colloquio del 6 agosto con il leader del Cremlino, l’inviato speciale statunitense Steve Witkoff avrebbe interpretato erroneamente una richiesta russa di “ritiro pacifico” delle forze ucraine da Kherson e Zaporizhzhia, scambiandola per un’offerta di Mosca a ritirare le proprie truppe da quelle stesse regioni.
Il tabloid tedesco sottolinea che la posizione russa non è cambiata: Mosca mira a ottenere il pieno controllo delle regioni di Donetsk, Luhansk, Zaporizhzhia e Kherson – non solo delle aree già occupate – oltre alla Crimea, considerata irrinunciabile. L’unico spiraglio sarebbe un via libera a “cessate-il-fuoco settoriali” per infrastrutture strategiche o grandi città lontane dal fronte. Putin, secondo le fonti, non sarebbe disposto a fermare le offensive nemmeno in cambio della revoca della maggior parte delle sanzioni e dell’avvio di nuovi rapporti commerciali con Washington.






