VENEZIA - Era il 1989: cadeva l'Impero sovietico, la Guerra fredda si scioglieva, le frontiere venivano smantellate ovunque, pace non era più un slogan vuoto. A distanza di poco più di 30 anni, tutto è precipitato in una nuova sensazione di pericolo, di paura. Purtroppo anche di armi nucleari.
Alla Mostra di Venezia quest'anno la paura, collettiva ma anche individuale, riempie quasi prepotentemente lo schermo. Viste le premesse, non poteva che essere così. Ed è proprio in uno dei film più attesi diretti da una delle registe più amate che proprio questa angoscia generale trova forse il suo vertice massimo: "A house of dynamite" della magnifica Katrhyn Bigelow (per la terza volta a Venezia, dopo "K-19" e "The hurt locker") racconta le ore cruciali di un'America sotto scacco per un missile atomico che si sta dirigendo verso il Paese. Un thriller politico, che riporta la regista californiana in pista a 8 anni da "Detroit" e che sarà distribuito da Netflix. Non è un'idea nuova, anche quella di vivere l'ansia, come pare di capire dalle poche informazioni, all'interno della Casa Bianca, ma tuttavia a colpire è la tempestività con la quale il film arriva a Venezia in Concorso. E la differenza la farà sicuramente la Bigelow. Tra gli interpreti: Idris Elba, Rebecca Ferguson e Jared Harris.







