Per oltre vent’anni si erano isolati nella loro villa a Montericco, tagliando i rapporti con il mondo esterno. Avevano deciso di bastarsi, i coniugi Steffenoni, e di godere solo della reciproca compagnia, immersi nella pace della natura e circondati da quelle colline che si trovano al confine tra la città e Negrar. La morte del 75enne Marco Steffenoni e della moglie Maria Teresa Nizzola, 76 anni, è stata silenziosa ed è avvenuta a causa di un’intossicazione da monossido di carbonio. A confermarlo è il medico legale che ha depositato ieri la sua perizia su richiesta del sostituto procuratore Maria Beatrice Zanotti, titolare dell’inchiesta. I corpi dei due coniugi, ormai mummificati a distanza di tre mesi dal decesso, erano stati trovati il 15 marzo da tre giovani appassionati di «urbex», l’esplorazione urbana di edifici abbandonati. La villa sembrava apparentemente disabitata, era infestata dalle mosche e sul cancello d’ingresso in strada dei Monti la cassetta della posta strabordava di lettere, manifesti, riviste e bollette scadute. Quel gruppetto di esploratori, entrando nella sontuosa residenza, mai si sarebbe immaginato di trovare il corpo di Maria Teresa, mummificato, con solo i vestiti e i capelli, seduta sulla poltrona del salotto al piano terra. E poi il corpo di Marco Steffenoni, rinvenuto a terra nella camera da letto al primo piano.
Coniugi trovati mummificati nella villa a Verona, uccisi dal monossido: l'eredità milionaria al Wwf
La coppia era morta in casa da mesi. Il gas letale è uscito dal camino: Maria Teresa Nizzola è deceduta prima rispetto al marito, Marco Steffenoni, che si trovava nella camera da letto al primo piano






