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Bastano cinque minuti tra le 8:55 e le 9 di un lunedì mattina estivo perché il piazzale della stazione di Lecco, capoluogo lombardo sul lago di Como, si riempia di turisti. Usciti dalla stazione, si dirigono verso cinque autobus fermi nel piazzale e vengono fatti mettere in fila da tre dipendenti di Trenord, la società che gestisce il trasporto ferroviario della zona. La coda che si forma è così lunga che si estende per tutto il perimetro dell’area. Prima che l’ultima persona in fila salga a bordo passa circa un’ora: nel frattempo però è arrivato un altro treno da Milano con altri turisti, e così la lunga coda si forma di nuovo. Succede più o meno ogni ora fino al pomeriggio, per tutta l’estate.

È dalla metà di giugno che a Lecco e in altri paesi del lago si vedono scene simili, spesso caotiche e in alcuni casi con qualche episodio di tensione e violenza. Migliaia di visitatori italiani e stranieri arrivano ogni giorno con il treno da Milano per raggiungere le località più note del cosiddetto “ramo” orientale del lago di Como, cioè il lato che viene appunto chiamato lago di Lecco (il lago di Como ha una biforcazione che lo divide in due parti, come si vede nella mappa qui sotto). Chi arriva a Lecco in treno è costretto a proseguire in autobus perché dal 14 giugno al 14 settembre è stato sospeso per lavori il trasporto ferroviario tra Lecco e Tirano, comune di 9mila abitanti in Valtellina: è la tratta che permette di raggiungere alcune tra le mete turistiche più note sul lago, come Varenna.