«Il cinema non ha bisogno della grande idea, degli amori infiammati, degli sdegni: ti impone un solo obbligo quotidiano, quello di fare», diceva Federico Fellini. E tra i professionisti che nel cinema “fanno” ci sono i direttori del casting, figure che sono state riconosciute tali in Italia solo una ventina di anni fa ma esistono da molto più tempo. Il direttore del casting è non solo colui che trova i talenti, li propone e li ingaggia, ma li mette anche assieme, creando armonia e sintonia. Se, in Italia, questa figura esiste da un tempo relativamente breve, soltanto lo scorso anno ai David di Donatello è stato istituito un premio per questa categoria. Lo hanno vinto Maurilio Mangano e Stefania Rodà per il film Vermiglio, una storia di silenzi che fanno rumore, di assenze che si tramutano in presenze incombenti tra le montagne trentine durante la Seconda Guerra Mondiale. «La nostra professione viene considerata un mestiere nuovo del cinema, ma ha una lunga storia con pionieri come Beatrice Kruger – spiega Maurilio Mangano – Noi siamo quelli che trovano i corpi al pensiero». Mangano racconta che si tratta di un lavoro molto versatile: «Si ha la necessità di conoscere elementi di fotografia, di pittura, di trasformare la scrittura in materia».