Continuamente cacciati per il loro prezioso corno, che viene poi commercializzato a delle cifre elevate, un gruppo di scienziati sudafricani ha iniettato materiale radioattivo proprio nei corni di alcuni rinoceronti. Naturalmente si tratta di un dosaggio non pericoloso per l’animale e nemmeno per l’ambiente. Sono due piccolissimi chips per renderli facilmente rilevabili ai controlli radiometri alle dogane di tutto il mondo. Non è un caso infatti che il progetto sia nato in Sudafrica, il paese che ospita il maggior numero di rinoceronti al mondo (16 mila esemplari) e per questo molto trafficato dai bracconieri. Mercato illegale alimentato dalla domanda proveniente dall'Asia: i corni sono utilizzati nella medicina tradizionale. Il loro prezzo a peso equivale quasi a quello dell’oro.

Rinoceronti sotto protezione

Si tratta di una vera e propria campagna anti-bracconaggio voluta e finanziata dal governo in collaborazione con l’università di Witwatersrand a Johannesburg. Una popolazione in declino perché nonostante gli sforzi per contrastare il traffico illecito circa 500 rinoceronti sono stati uccisi nel 2023, in aumento dell’11% rispetto agli anni precedenti. Uccisi soprattutto nei parchi statali. L'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura stima infatti che la popolazione globale di rinoceronti fosse di circa 500 mila esemplari all'inizio del XX secolo, ma ora è diminuita a circa 27 mila esemplari a causa della domanda di corni sul mercato nero. Qualche piccolo segnale positivo però comincia a registrarsi dopo il terribile 2023 grazie a misure come quella messa in atto dai ricercatori sudaafricani che permettono controlli rafforzati alle frontiere: nel 2024 i rinoceronti uccisi sono scesi a 420. Il bracconaggio resta dunque elevato.