Ha agito con estrema freddezza e lucidità, senza avere alcun dubbio sulla vittima prescelta: un agguato finito nel sangue, una vera esecuzione, a Buddusò, nel nord est Sardegna, dove un soccorritore del 118 è stato ucciso a colpi di pistola da un killer che ha sparato a volto scoperto e a distanza ravvicinata, nella sede dell'associazione Intervol.
Per Marco Pusceddu, 51 anni a dicembre, originario di Portoscuso, non c'è stato nulla da fare. Raggiunto da almeno cinque proiettili al volto e al petto, è morto tra le braccia dei suoi colleghi.
Sono circa le 23, quando un uomo si presenta nell'associazione di volontariato, ospitata al primo piano di un edificio privato, all'angolo tra via tra via Pietro Nenni e via Ugo La Malfa, e grida il nome di Marco Pusceddu. Lui si gira, e subito partono i colpi di una pistola di piccolo calibro, che ancora non è stata trovata. La vittima cade in un lago di sangue, accorrono i colleghi, scatta l'allarme e vengono chiamati i soccorsi: tutto inutile, per l'uomo non c'è stato scampo. Tutte le piste sono aperte, ma la più accreditata è quella di una vendetta personale.
Pusceddu era arrivato a Buddusò, facendo la spola con Portoscuso, da appena qualche mese, dopo aver ricevuto la proposta di un lavoro nella sede dell'associazione del 118 Intervol. Non era molto conosciuto nella cittadina del Monte Acuto, dove operava come soccorritore, la sua grande passione. Una relazione sentimentale conclusa da qualche tempo, ma che non aveva lasciato strascichi in Pusceddu, definito dai colleghi come un uomo sereno e allegro. Alcuni mesi fa era stato ricoverato per una profonda ferita alla testa a seguito di un'aggressione subita in auto in una piazzola di sosta: privo di sensi, si era risvegliato solo in ospedale senza riuscire a spiegare come e chi lo avesse colpito. Questo episodio, sul quale stanno indagando i carabinieri di Ozieri, potrebbe essere collegato al suo omicidio.










