Stavolta non c’è nulla che possa fare, Masaniello. Il capopopolo napoletano che nel 1647 osò sfidare il viceré spagnolo e guidare una rivolta popolare contro le tasse ingiuste, deve arrendersi. La chiesa in cui sposò Bernardina Pisa, quella stessa Santa Caterina al Foro Magno che sorge nell’area di piazza Mercato, è stata venduta. E non a un ente pubblico o a un’associazione culturale, ma a un ristoratore pakistano per farne (probabilmente) una moschea. L'ennesima.
La notizia ha acceso una miccia in un quartiere già carico di tensioni sociali, dove l’equilibrio tra convivenza e diffidenza è sempre più fragile. I residenti sono sconcertati non solo per la possibile destinazione d’uso della struttura, ma anche per la rimozione di un crocifisso ligneo affisso da decenni all’ingresso dell'edificio: un simbolo che per molti rappresentava una forma di protezione religiosa e appartenenza. La richiesta che rimbalza da giorni è una sola: «Restituiteci quel crocifisso».
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Ma a fare ancora più rumore è il timore, sempre meno latente, di un’islamizzazione del rione, dove già esistono tre luoghi di culto islamico: in via Soprammuro, via Lavinaio e in piazza Largo Mercato. La chiesa di Santa Caterina al Foro Magno, per quanto oggi sia ridotta a un rudere dopo decenni di abbandono e razzie – chiusa sin dal 1980 – conserva un significato identitario potente per quelli nati nel centro storico che ne conoscono la storia centenaria. È il luogo dove si celebrò, secondo le fonti, il matrimonio del più celebre tra i rivoluzionari partenopei, diventato simbolo di riscatto popolare e orgoglio cittadino.






