Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

8 AGOSTO 2025

Ultimo aggiornamento: 17:51

“Se i venticinque milioni stanziati per le scuole in carcere dal ministero dell’Istruzione non vengono finalizzati rischiamo che finiscano ad essere usati per posti letto”. A usare queste parole, alla notizia del decreto firmato dal ministro Giuseppe Valditara per “potenziare l’offerta formativa rivolta agli studenti in condizioni di fragilità o restrizione”, è il presidente di Antigone, Patrizio Gonnella. Se da una parte, in linea di principio, l’intento di viale Trastevere è nobile perché “vuole una scuola capace di adattarsi alle esigenze di tutti, compresi coloro che si trovano in ospedale e in carcere, attraverso ambienti di apprendimento innovativi e percorsi su misura”, dall’altra chi si occupa da anni delle garanzie dei diritti dei detenuti ha un occhio critico nei confronti di queste misure a pioggia.

“Spesso il ministero dell’Istruzione è succube delle scelte dell’amministrazione penitenziaria. In questo quadro c’è il rischio che i fondi destinati alle scuole se non dettagliati finiscano nel capitolo generico del carcere. Chiariamoci: per cosa saranno usati questi soldi? Per l’edilizia scolastica entro le mura? Per l’innovazione? Per la didattica? Spesso durante le nostre visite negli istituti penitenziari abbiamo trovato aule adoperate per far dormire le persone”, spiega Gonnella a IlFatto Quotidiano.it.