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Gianni Berengo Gardin, uno dei più noti e stimati fotografi e fotoreporter italiani di sempre, è morto a 94 anni. Era molto conosciuto per il suo grande lavoro di documentazione e racconto dell’Italia, in particolare attraverso reportage di indagine sociale che hanno fatto la storia del fotogiornalismo raccontando la vita nelle fabbriche, le comunità rom e i problemi causati dalle navi da crociera a Venezia, tra le altre cose.
Nel 1969 per esempio aveva fotografato le persone ricoverate nei manicomi italiani insieme a Carla Cerati: le loro fotografie, pubblicate nel libro Morire di classe (Einaudi) con testi scelti dallo psichiatra Franco Basaglia, avevano contribuito a far conoscere alla maggior parte degli italiani le condizioni di vita nei manicomi. Alla fine degli anni Settanta invece lavorò con Luciano D’Alessandro alle fotografie di Dentro le case (1977, Electa) e Dentro il lavoro (1978, Electa), che mostravano la vita quotidiana nelle case delle grandi città italiane e negli stabilimenti industriali.
Berengo Gardin iniziò la sua carriera di fotogiornalista negli anni Cinquanta, lavorando per la rivista Il Mondo di Mario Pannunzio. Da allora fotografò quasi esclusivamente in bianco e nero, sempre su pellicola e principalmente con macchine fotografiche Leica, a cui il suo nome è stato spesso associato. Nel 2017 ricevette il Leica Hall of Fame Award, un premio internazionale della storica azienda produttrice di fotocamere, che in precedenza era stato assegnato a Steve McCurry, Sebastião Salgado, Nick Út e Joel Meyerowitz.










