Addio a uno dei più grandi fotografi italiani del Novecento, Gianni Berengo Gardin, morto ieri all’età di 94 anni a Genova. Era nato a Santa Margherita il 10 ottobre 1930. Con oltre due milioni di negativi, più di 260 libri pubblicati, oltre 360 mostre personali in tutto il mondo e una carriera consacrata da premi internazionali, Berengo Gardin è stato molto più di un fotografo: è stato un testimone etico, un poeta della realtà, un osservatore discreto ma instancabile dell’Italia che cambia.

Immediato il cordoglio di Genova e della Liguria. La sindaca Silvia Salis parla di lui come «uno dei più grandi maestri della fotografia italiana e un instancabile testimone del nostro tempo. Con il suo sguardo sensibile, acuto e mai retorico, ha saputo raccontare la storia dell’Italia, dalle trasformazioni sociali ed economiche del dopoguerra ai piccoli gesti quotidiani, con una coerenza stilistica e un rigore morale che lo hanno reso una figura unica nel panorama culturale internazionale Berengo Gardin ha spesso incrociato la sua arte con Genova, città che conosceva profondamente e a cui era legato da un affetto autentico. Le sue fotografie, molte delle quali dedicate al nostro porto, alle strade, ai mestieri ormai scomparsi, ci restituiscono una Genova fatta di memoria e cambiamento, in cui l’identità collettiva si intreccia con lo scorrere del tempo». «La mostra “Storie di un fotografo”, — ricorda ancora Salis — che negli scorsi anni ha fatto tappa a Palazzo Ducale con un intero capitolo dedicato alla nostra città, è solo uno degli esempi più significativi di questo legame profondo».