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Non stupisce più di tanto che ieri Meloni sia tornata a ribadire che c'è un "disegno politico" di una parte della magistratura per contrastare il governo
Che lo scontro frontale tra maggioranza, magistratura e opposizione fosse solo una questione di settimane non era certo un segreto. Non solo per le tensioni degli ultimi mesi tra governo e toghe su Open Arms, migranti e Almasri o perché la riforma della Giustizia - osteggiata da magistratura e centrosinistra - corre veloce in Parlamento. Ma anche e soprattutto perché la campagna elettorale è ormai iniziata e da gennaio le mosse di maggioranza e opposizione - compresa l'eventuale riforma della legge elettorale - saranno quasi tutte focalizzate sull'appuntamento con le elezioni politiche nazionali che dovrebbero tenersi nella primavera del 2027. Mancano quasi due anni, certo. Ma nei quali si concentrano una serie di appuntamenti elettorali intermedi che non faranno altro che alimentare ulteriormente il muro contro muro. Entro fine anno, infatti, andranno al voto ben sette regioni (Calabria, Campania, Marche, Puglia, Toscana, Valle d'Aosta e Veneto) per un totale di oltre venti milioni di italiani. Nella primavera 2026, invece, toccherà ad alcune grandi città, come Bologna, Milano, Roma e Torino. E quasi certamente si terrà anche il referendum confermativo sulla riforma della Giustizia che separa le carriere dei magistrati e istituisce il doppio Csm e l'Alta corte disciplinare. Il perfetto terreno di scontro.






