Stefano Argentino suicida, l'avvocato: «Mi hanno negato una perizia in carcere, lo Stato responsabile». La sorveglianza tolta e i segnali ignorati
La tragedia dopo il femminicidio di Sara Campanella riaccende il dibattito sulle condizioni nelle carceri italiane. Sono 51 i suicidi dall'inizio del 2025
giovedì 7 agosto 2025 di Redazione web
«È il triste, drammatico epilogo di una storia di cui si supponeva già il finale. Sara è stata uccisa, Stefano si è tolto la vita e l'unica responsabilità è da attribuire allo Stato». Così l’avvocato Stefano Cultrera commenta il suicidio di Stefano Argentino, 27 anni, detenuto nel carcere di Messina per il femminicidio di Sara Campanella. La notizia ha suscitato dolore e polemiche: il giovane si è tolto la vita dopo che, secondo fonti sindacali della polizia penitenziaria, gli era stata revocata la sorveglianza a rischio suicidio appena 15 giorni fa, nonostante già nei primi giorni di detenzione avesse manifestato intenzioni autolesionistiche.
Il legale aveva chiesto una perizia psichiatrica che però era stata respinta: «Avevo compreso Stefano e i suoi problemi. Mi ero fatto portavoce degli stessi fuori dal carcere e il gip me l'ha negata. Avrebbe potuto salvare almeno una delle due vite, invece lo Stato dovrà sentirsi responsabile del misfatto».











