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A leggere dati e cifre oggi tutta l'Italia dovrebbe festeggiare con orgoglio: sarà il ponte a campata unica più lungo al mondo in grado di resistere a un sisma di magnitudo 7.1
L'ultimo via libera è arrivato ieri: il ponte sullo Stretto di Messina si farà. Dopo cinquant'anni di tira e molla e di false partenze il suo padrino, Matteo Salvini, può giustamente tirare un sospiro di sollievo: "I lavori partiranno a settembre, inaugurazione nel 2033". A leggere dati e cifre oggi tutta l'Italia dovrebbe festeggiare con orgoglio: sarà il ponte a campata unica più lungo al mondo (3,3 km) in grado di resistere a un sisma di magnitudo 7.1; tre corsie per senso di marcia e due binari ferroviari ospiteranno duecento treni al giorno e seimila veicoli ogni ora. Ma soprattutto 13,7 miliardi verranno messi nel circuito dell'economia reale, cioè nelle tasche di imprese e famiglie. Tutto bene? Non proprio. "Progetto folle" e "colossale spreco" sono i commenti più moderati con cui il Pd ha accolto la notizia; il variegato mondo delle sigle ambientaliste - da Greenpeace a Wwf fino alla Lipu - ha annunciato raffiche di ricorsi al Tar; la Cgil ha annunciato un "manifesto condiviso" da sottoporre alla Commissione europea chiedendo di bloccare l'avvio dei lavori. È la solita mobilitazione dell'Italia del no, quella che negli anni si oppose alla costruzione dell'Autostrada del Sole, alla metropolitana a Milano, alla Tav, ai nuovi valichi, alla Tap, financo alla tv commerciale e ai televisori a colori. Ignoranza, mediocrità, incapacità di sognare ("Il futuro appartiene a coloro che credono nella bellezza dei propri sogni", Eleanor Roosevelt) sono i pesi che zavorrano l'Italia, il sì al Ponte è innanzitutto il tentativo di liberarsi da questo giogo malefico. E deve fare riflettere che a farlo, contro la volontà degli autoproclamati progressisti, sia un governo conservatore, non a caso termine che in estrema sintesi indica coloro che intendono costruire solidi ponti tra il passato e il futuro inteso come qualcosa di migliore e più moderno del passato. Diranno: con quei soldi si potrebbero fare tante altre cose.






