Entravano nelle ville della provincia, aprivano le casseforti con il flessibile e portavano via orologi e gioielli. Ma anche macchine fotografiche, lingotti d’oro e contanti da mezzo mondo, dagli yuan cinesi ai dollari americani. Poi rivendevano tutto in un attimo e reinvestivano i guadagni in vacanze a Zanzibar e alle Maldive: ora la banda dei ladri della collina va verso il processo per associazione a delinquere finalizzata al furto e alla ricettazione. Perché, dopo gli arresti scattati a metà giugno, ieri si è tenuta l’udienza preliminare: due degli imputati hanno già scelto il rito abbreviato, gli altri decideranno nelle udienze fissate tra il 30 dicembre e il 7 ottobre.
Sotto accusa ci sono tutti albanesi tra i 33 e i 51 anni, residenti a Torino e assistiti dagli avvocati Antonio Genovese, Rocco Femia e Maria Franca Mastrogiorgio. In totale sono accusati di 70 colpi fra tra gennaio 2024 e marzo scorso, una catena che arrivava anche a 5 o 6 furti per serata. Gli obiettivi erano sparsi per l’intera provincia, con particolare attenzione alle ville isolate della collina. Ma l’elenco delle vittime spazia tra Torino, Gassino, Castiglione, Chieri, Baldissero, Pecetto, Revigliasco, Moncalieri, San Mauro, Druento e Alpignano. E ancora Rivoli, Mappano, Caselle, Settimo e Pino, il comune più colpito in quel periodo (tanto che i residenti hanno avviato proteste e manifestazioni). Il metodo? Sempre lo stesso: ritrovo alle 17 fuori dalla casa prescelta, con un complice chiamato a fare da autista e un altro da palo. Altri due, vestiti con abiti scuri e cappellini bianchi, entravano forzando porte e finestre.






