La dieta dei Neanderthal ci appassiona, da tempo, come tutto ciò che li riguarda a onor del vero, dall’aspetto al loro senso artistico, alle loro relazioni con i sapiens. Cosa mangiavano dunque i Neanderthal? Una serie di studi e dati diffusi negli ultimi mesi aiuta a far luce sulle loro abitudini suggerendo che, la dieta dei Neanderthal prevedeva carne sì ma probabilmente anche vermi, o meglio larve di mosche.I Neanderthal mangiavano carne anche se alcune evidenze suggeriscono il consumo di piatti anche vegetariani. Mufloni, renne, rinoceronti lanosi, funghi, ma anche pinoli e muschio, come vi raccontavamo tempo fa, erano probabilmente parte della dieta dei nostri antenati. Una dieta però flessibile, in dipendenza del luogo e delle tradizioni. È delle scorse settimane, per esempio, la pubblicazione di uno studio che mostra come popolazioni anche vicine avessero delle tradizioni proprie in materia di macellazione della carne: a quanto pare casate diverse avevano diverse modalità di lavorare gli animali una volta predati. Lo dimostrano i tagli sulle ossa di animali rinvenuti nelle grotte abitate dai Neanderthal. Perché pare abbastanza certo, con evidenze da più parti, che questi ominidi ne mangiassero.Come si studia la dieta dei NeanderthalPer capire di cosa fosse costituita la dieta dei Neanderthal i ricercatori fanno affidamento a una tecnica di analisi in particolare. Si tratta dell’analisi di diversi isotopi, soprattutto di zinco, carbonio e azoto nei resti degli ominidi, in particolare nel collagene delle loro ossa o nei denti. Nello specifico il rapporto tra l’azoto 15 e l’azoto 14 è utilizzato per far luce sul consumo di fonti animali: quanto più elevato, quanto è maggiore il consumo di animali, quanto più la dieta può dirsi carnivora. Ma non solo: un rapporto elevato di azoto è dunque indicativo di un’alta posizione della catena alimentare, ricorda su The Conversation l’antropologa Melanie Beasley della Purdue University che da tempo studia la dieta dei Neanderthal. E stando ai dati finora raccolti, ci spiega, questi ominidi avrebbero consumato discrete quantità di carne.Vermi nella dieta dei NeanderthalIl punto però è che non tutti i conti tornano. Beasley e colleghi sono autori di un lavoro, di recente pubblicato su Science Advances e anticipato durante un congresso di antropologia, in cui propongono una nuova ipotesi in grado di far tornare i conti e spiegare gli insoliti e anomali elevati livelli del rapporto tra azoto 15 e azoto 14. La questione è questa: lungo la catena alimentare il livello di questo rapporto aumenta gradualmente, ma per i Neanderthal fa un vero e proprio balzo. In sostanza, scrivono gli esperti, se ne trova non solo tanto, ma di più di quanto ci si aspetterebbe ammettendo che i Neanderthal si cibassero di grossi erbivori. Ed è per questo che da tempo si cerca di risolvere questo piccolo mistero che circonda la dieta dei Neanderthal. Beasley e colleghi hanno un’idea in proposito, diversa da quelle finora messe in campo. Secondo loro i Neanderthal si cibavano di vermi su carne grassa putrefatta e questo spiegherebbe tutto, meglio di una insostenibile (per la salute) dieta ipercarnivora che li avrebbe intossicati. Al più, scrivono infatti gli scienziati, un maschio di Neanderthal non avrebbe potuto consumare che circa 300 grammi di carne al giorno.Dall’antropologia forense alla dieta dei NeanderthalLe indagini, in parte svolte nell’ambito dell’antropologia forense (su muscoli umani), mostrano infatti che i vermi, o meglio le larve delle mosche che crescono su carne in putrefazione, riescono a raggiungere livelli elevatissimi del rapporto tra azoto 15 e azoto 14. Il muscolo che si decompone di suo si arricchisce di azoto 15 (quello più leggero, l'isotopo 14 viene più facilmente rilasciato nei composti volatili, scrivono gli scienziati) e i vermi lo accumulano. Questo fa sì, continuano gli esperti, che vermi su materia organica in putrefazione, raggiungano dei valori di rapporti isotopici elevatissimi: circa quattro volte tanto quelle che si potevano trovare negli erbivori del Pleistocene, prosegue l'antropologa.Mescolando questo dato con le informazioni etnografiche di popolazioni relativamente moderne, assimilabili in parte a quelle dei Neanderthal, che suggeriscono la conservazione non solo di cibo ma anche il consumo di larve, Beasley e colleghi credono di aver risolto il mistero, o più correttamente di aver fornito un altro campo di indagine. "Pensiamo - scrive la ricercatrice - che gli elevati valori nel rapporto tra azoto 15 e azoto 14 osservati nei Neanderthal riflettano il consumo abituale di tessuti animali grassi e di stomaci con cibo fermentato, in gran parte in stato semi-putrido o putrido, insieme all'inevitabile bonus di consumare vermi arricchiti di azoto 15, sia vivi che morti”.
La dieta dei Neanderthal sarebbe stata ricchissima di vermi, l’ipotesi in un nuovo studio
La ricerca invita a riconsiderare le loro abitudini ammettendo il consumo di larve di mosche sui cibi, per lo più accidentale







