Pensavamo che l’ondata giustizialista del MeToo si fosse ammosciata, almeno in Italia, dopo aver notato due segnali: il ritorno del concorso di Miss Italia in Rai e la fine della body positivity con il ritorno delle modelle magre. Invece l’onda è lunga, non arretra, lascia il segno almeno a livello linguistico. Sia il Festival del Cinema di Venezia (da mercoledì 27 agosto 2025 a martedì 9 settembre 2025) sia il Torino Film Festival, infatti, aboliscono la parola “madrina” per definire la figura femminile scelta come primadonna della kermesse, rispettivamente Emanuela Fanelli a Venezia e Laura Chiatti a Torino.
Ora si chiamano “conduttrici”: presentano la serata di apertura e quella di chiusura. “Madrina” evidentemente è considerato un insulto, tipo “valletta”, che ormai se lo usi chiamano la polizia morale. La Fanelli, attrice strepitosa dotata di grandissimo senso dell’umorismo (mitiche le sue prove in almeno tre occasioni: la serie Call My Agent, il film di Paola Cortellesi C’è ancora domani e la commedia Follemente) aveva commentato l’investitura con spirito: «Ebbene sì, sarò io la conduttrice dell’82esima Mostra del Cinema di Venezia. A quanto ho capito, da quest’anno il ruolo non si chiamerà più “madrina” forse perché, scegliendo me, temevano potessi approfittare del gancio per accompagnare la notizia con “disponibile anche per battesimi e cresime”. Spiace, un’occasione d’avanguardia umoristica mancata. Ringrazio di cuore la Biennale per la fiducia».







