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Ultimo aggiornamento: 13:15

Nell’ultimo suo intervento sulla Stampa aveva deciso di parlare dell’evoluzione dei diritti dei cittadini in relazione all’ambiente, un tema che sembra spazzato via dall’agenda politica dei governi dall’ansia per le guerre che tengono il mondo in allerta. E’ morto martedì nella sua casa di Gressoney-La-Trinité, in Valle d’Aosta, il giurista Vladimiro Zagrebelsky, fratello maggiore del costituzionalista Gustavo. Aveva 85 anni e tra i vari incarichi che aveva ricoperto c’è quello di giudice della Corte europea dei diritti dell’uomo dove ha lavorato per quasi dieci anni, fino al 2010.

Nell’articolo uscito pochi giorni fa sul quotidiano torinese scriveva: “Nell’insofferenza politica per la presenza dei giudici e per il ruolo che essi svolgono – aveva scritto – ha un peso importante il tema della pretesa invenzione di ‘nuovi diritti‘: nuovi diritti che danno ai giudici nuove occasioni di intervento. Il giudice non interviene di sua iniziativa, ma risponde a una domanda, cui è obbligato a dar risposta”. Tra gli esempi che aveva riportato anche il recente ricorso di Greenpeace contro Eni. “La vicenda dei diritti legati all’ambiente – continuava – è emblematica di come essi prima si manifestino nell’evoluzione della sensibilità sociale e politica e poi prendano corpo e vigore sul piano del diritto”. Il percorso di riconoscimento dei diritti ambientali è stato lungo anche perché “prima di quegli anni lo stato dell’economia in Europa, dopo le distruzioni belliche, evidentemente non suggeriva reazioni individuali a situazioni che erano frutto dello sviluppo industriale. In mancanza di ricorsi non ci furono sentenze della Corte (europea, ndr) che riconoscessero nel deterioramento ambientale l’origine di violazione di diritti individuali”. Così “furono i nuovi ricorsi a stimolare una nuova lettura della generica formula che si trova nella Convenzione europea“. Quindi “quella giurisprudenza per segnalare che essa si fonda su uno sviluppo dell’atteggiamento e della sensibilità sociali. L’intervento dei giudici seguì, non precedette il nuovo dato sociale”.