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L'approdo in Mercedes a 18 anni: avvio di stagione da sogno, poi le difficoltà iniziate con la fine degli studi
Finora abbiamo visto più Andrea che Kimi. Toto Wolff lo chiama così: Kimi quando va tutto bene, Andrea quando va male e solo Antonelli se c'è da arrabbiarsi realmente, cosa che per ora non è mai accaduta.
L'impressione è che non siano bastate 14 gare in Formula 1 per vedere il vero Kimi, il pilota che ha convinto la Mercedes a puntare tutto su di lui, affidandogli la monoposto guidata fino all'anno scorso da Lewis Hamilton. All'inizio Kimi si è trattenuto, ha dovuto convivere con l'ombra di quel crash nei suoi primi giri a Monza l'anno scorso. Ha cercato soprattutto di non sbagliare. Poi, dopo la pole nella Sprint di Miami e il podio del Canada, quando avrebbe dovuto cominciare a darci dentro, ha perso confidenza con la vettura e sono iniziati ad arrivare gli errori. Che le novità portate sulla Mercedes avessero peggiorato invece di migliorare la monoposto, lo confermano le improvvise difficoltà di Russell e anche il fatto che in Ungheria si sia deciso di tornare indietro.






