Caro Aldo,

ho letto l’intervista a Iddo Netanyahu sul conflitto a Gaza. Mi ha colpito ovviamente che neghi l’esistenza di uno Stato palestinese, che dietro Hamas ci siano i Fratelli Musulmani che odiano Israele perché fa parte dell’Occidente, che in ogni guerra c’è la fame ecc. Intanto 600 funzionari della sicurezza israeliani in pensione, tra cui ex capi del Mossad e dello Shin Bet, chiedono di fermare la guerra. Lei che ne pensa?

Maria Rosaria D’Angelo

Cara Maria Rosaria,

Ho conosciuto e intervistato Iddo Netanyahu nel 2019. Anche per questo ho letto con interesse l’intervista ben condotta da Gaia Cesare sul Giornale. Iddo non è solo il fratello di Bibi. È un medico, uno scrittore di teatro, uno studioso dell’antisemitismo. Ed è il fratello anche di Yoni Netanyahu, il capo del raid israeliano che nella notte tra il 3 e il 4 luglio 1976 liberò gli ostaggi a Entebbe, in Uganda, provocando la caduta del regime di Amin Dada. Yoni fu l’unico caduto israeliano dell’operazione. Bibi e Iddo vivevano allora in America, e scelsero di tornare in Israele per combattere. Il raid di Entebbe era stato pianificato da Ehud Barak. Futuro primo ministro, Barak è oggi tra gli ex capi dei servizi segreti e delle operazioni speciali a firmare l’appello agli Usa affinché non appoggino la guerra di Netanyahu a Gaza. Un gruppo di valorosi che sono certo nel giusto, ma mi ricordano i repubblicani dissidenti, tipo Mitt Romney e la figlia di McCain: hanno ragione, ma non contano nulla. Cavarsela dicendo «sono con Israele ma sono contro Netanyahu» è un po’ troppo facile. Certo, Netanyahu oltre a crimini di guerra sta commettendo pure un errore, non sta facendo gli interessi di Israele, prepara un futuro di guerre di sterminio, deportazioni, isolamento internazionale. Ma Netanyahu non è un satrapo che ha fatto un colpo di Stato, Netanyahu è lì perché ha vinto le elezioni, e l’ha fatto promettendo prima che con lui non sarebbe mai nato uno Stato palestinese, poi che avrebbe annesso la Cisgiordania. Suo fratello Iddo ovviamente lo difende. Ci ricorda che Hamas non è nemico di Israele e amico dell’Occidente; Hamas odia Israele perché lo considera l’avamposto dell’Occidente. Tuttavia le sue parole sulla guerra che ha sempre portato «un po’ di fame» sono inaccettabili. Perché qui siamo di fronte a una strategia ben precisa e anche rivendicata dagli estremisti al governo: indurre i palestinesi di Gaza e pure quelli della Cisgiordania a lasciare la loro terra. Con le bombe, la fame, l’occupazione sistematica delle loro case e delle loro terre, con i metodi raccontati l’altro giorno nel reportage di Andrea Nicastro da Hebron. E la maggioranza degli israeliani non è contraria a questa strategia.