Niente da fare per Puff Daddy e i suoi avvocati non nascondono la delusione. Secondo il giudice Arun Subramanian, l’ex magnate dell’hip hop dovrà restare in carcere fino alla sentenza definitiva di ottobre, in merito alla sua condanna per prostituzione: “Non può tornare a casa”.

Dunque ieri 4 agosto il tribunale ha preso una decisione che respinge l’ultima richiesta di libertà su cauzione per il produttore dietro le sbarre dal suo arresto a settembre. È stato accusato a livello federale di aver costretto le fidanzate a fare maratone sessuali a base di droga con altri uomini. Il mese scorso è stato assolto dalle accuse principali, ovvero associazione a delinquere e traffico di esseri umani. È stato condannato per due capi d’imputazione per reati legati alla prostituzione. Ha negato tutte le accuse.

Nel respingere la proposta di cauzione da 50 milioni di dollari il giudice Subramanian ha affermato che l’impresario “non ha dimostrato di non rappresentare un rischio o un pericolo di fuga, né ha mostrato una circostanza eccezionale che giustificherebbe il suo rilascio dopo una condanna che altrimenti richiederebbe la detenzione”.

Le argomentazioni di Puff Daddy “potrebbero avere valore in un caso che non prevedesse prove di violenza, coercizione o sottomissione in relazione agli atti di prostituzione in questione, ma il fascicolo qui contiene prove di tutti e tre”, ha scritto il giudice.