C’è un caso che suona secondario nel novero del confronto pubblico italiano: è quello di Carla Zambelli, parlamentare brasiliana, esponente del partito dell’ex presidente Bolsonaro. È detenuta a Roma, a Rebibbia: dopo esser stata condannata a 10 anni nel suo Paese, era ricercata dall’Interpol ed è stata arrestata in Italia, dove era arrivata avendo la doppia cittadinanza. La vicenda intreccia un po’ anche il dibattito di casa nostra. Già, perché il coportavoce dei Verdi Angelo Bonelli, come da lui stesso raccontato sui social, dopo aver saputo l’indirizzo in cui la donna si trovava nella Capitale ha provveduto ad avvisare le Forze dell’Ordine che hanno eseguito l’arresto. L’iniziativa ha generato a Bonelli anche un notevole plauso della sinistra brasiliana e una deputata socialista ne ha proposto l’assegnazione della cittadinanza onoraria.
Dall’altra parte, invece, il vicepresidente del Consiglio e leader della Lega Matteo Salvini ha fatto sapere che visiterà Zambelli in carcere. Che si sia scatenato l’ennesimo copione di scontro tra destra e sinistra intorno questa vicenda alquanto complicata è prassi per la politica italiana. Però al di là del duello nostrano, il caso è molto complesso sul piano del rispetto delle garanzie e dei diritti fondamentali. Lo si ricava parlando con il legale italiano della deputata, Pieremilio Sammarco, che con Libero ricostruisce i termini della vicenda. A partire dalla condanna a 10 anni, per aver dato mandato a un hacker di svolgere un accesso abusivo al sistema informatico del Consiglio Nazionale di Giustizia brasiliano e fabbricare un finto atto di arresto di un magistrato.









