È tutta una questione di date. Mentre infuria il “caso Almasri” (dal nome dell’ufficiale libico il cui rimpatrio a Tripoli è al centro dello scontro tra governo e opposizione), martedì pomeriggio l’aula del Senato vivrà una giornata campale. È in calendario, infatti, la ripresa dell’esame delle «Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare» (la temuta, da centrosinistra e Associazione magistrati, riforma costituzionale sulla separazione delle carriere delle toghe con relativo nuovo Consiglio superiore della magistratura). In programma c’è il voto sull’articolo 3, che introduce il sorteggio dei due futuri Csm separati.

Ecco, che il polverone sollevato grazie a una fuga di notizie su cui indaga la procura di Roma dopo la denuncia del tribunale dei ministri sia legato alla riforma della giustizia lo ammette candidamente Francesco Boccia. Ai microfoni di SkyTg24, il capogruppo pd al Senato ufficializza ciò che a via Arenula sanno già: «Siamo di fronte a un ministro che mente in Parlamento e impone allo stesso Parlamento una riforma costituzionale che non si può modificare. Non è una situazione accettabile e credibile. Come si può permettere a un ministro che ha mentito di smontare la giustizia italiana?».