«Sono delusa dalla sentenza di condanna non tanto per i due anni di pena ma perché nella motivazione non è emersa la verità». Monica Lorenzatti, 56 anni, ha la voce determinata al telefono e nessuna intenzione di alzare bandiera bianca di fronte alla decisione del giudice Massimo Rigon. Il tribunale di Trento l’ha condannata a due anni per omicidio stradale per aver provocato in concorso con l’autista del tir, la morte di sua figlia Gioia Casciani di nove anni, della nipote Ginevra Barra Bajetto di 17, e di sua sorella gemella Graziella (madre di Ginevra) morta a 50 anni a venti mesi dall’incidente. Il tamponamento risale al 27 ottobre 2017 sull’Autobrennero all’altezza di Mattarello nel Trentino. Nell’impatto, è rimasta gravemente ferita la stessa Monica Lorenzatti: «Sono andata in coma, ho subito diverse fratture e un emorragia cerebrale», ricorda. Tutte e quattro stavano rientrando a casa a Villarbasse nel Torinese dopo che Gioia aveva partecipato a una gara di pattinaggio a Merano. Il tribunale ha condannato alla stessa pena anche l’autista del tir, Alberto Marchetti, 69 anni, residente nel Modenese. Secondo la ricostruzione della sentenza, l’autista a bordo del camion avrebbe improvvisamente inchiodato in autostrada senza un giustificato motivo, provocando prima il tamponamento con la Ford Focus condotta dalla piemontese. «Ora sto combattendo perché emerga l’esatta ricostruzione di ciò che è successo otto anni fa. Potrei andare in carcere tutta la vita ma voglio che venga fuori la verità».
Condannata a 2 anni dopo aver perso figlia, sorella e nipote in un incidente in auto: «La mia bambina parlava dei compiti, poi lo schianto. Ma è colpa del tir»
L'incidente nel 2017 sull'Autobrennero. Monica Lorenzatti condannata a 2 anni come l'autista del tir: per il giudice avrebbe potuto evitare il camion. «È passato da 90 chilometri all’ora a 7 in cinque secondi e non si sono accessi i suoi fanalini dello stop»






