Il camionista Alberto Marchetti ha sbagliato: non doveva inchiodare. Ma anche Monica Lorenzatti ha sbagliato: aveva 70 metri a disposizione per rallentare ed evitare il tamponamento che è costato la vita a sua figlia Gioia Virginia Casciani (9 anni), a sua nipote Ginevra Barra Bajetto (17 anni) e a sua sorella gemella Graziella (49 anni). Così dice il giudice che lo scorso marzo ha condannato a due anni di reclusione sia la donna torinese che l’autotrasportatore modenese per il drammatico incidente sull’autostrada A22 del 27 ottobre 2017.

Nell’incidente perse figlia e nipote, mamma condannata: “Sono innocente, il dolore è una prigione”

di Giada Lo Porto

Lorenzatti guidava la Ford Focus con a bordo la sorella, la figlia e la nipote. Erano sull’autostrada del Brennero, di ritorno da una competizione di pattinaggio a Merano, quando all’altezza di Mattarello (una frazione di Trento) hanno tamponato il mezzo pesante. Nelle motivazioni della sentenza si legge che quella del camionista fu una frenata “ingiustificata e prudente”, tanto più in autostrada, dove “il rischio di tamponamento è altissimo in caso di rallentamento”.

Il Tir passò da 90 a 7 chilometri orari nel giro di cinque secondi. Lorenzatti viaggiava a sua volta a 90 chilometri orari, a una distanza di sicurezza di 30 metri. Dunque, dice il giudice, che si è avvalso di diverse perizie, la donna aveva tempo e spazio per frenare o per sorpassare. “È stato calcolato che aveva a disposizione almeno 70 metri per rallentare, uno spazio sufficiente ad arrestare la marcia prima dell’impatto o consentirle di arrivare all’urto a velocità ridotta”, si legge nella sentenza.