La propensione di Donald Trump a scegliere per incarichi di governo personalità televisive – giornalisti, commentatori, producer, provenienti dalla Fox (la rete più seguita dai conservatori) – è ben nota: spesso il suo esecutivo viene ironicamente definito «TV cabinet». A volte criticato anche dai repubblicani, preoccupati per la mancanza d’esperienza dei prescelti. Trump ha sempre tirato dritto: più che alle capacità professionali, è interessato alle doti comunicative e alla lealtà dei prescelti nei suoi confronti. Ha, quindi, esercitato pressioni estreme per convincere i senatori della destra a ratificare le sue nomine e non ha avuto ripensamenti nemmeno quando alcuni dei prescelti, come il ministro della Difesa Pete Hegseth e la direttrice della National intelligence, Tulsi Gabbard, lo hanno messo in difficoltà con sortite estemporanee che hanno scosso il Pentagono e la stessa politica estera Usa nei giorni cruciali della guerra tra Israele e Iran.
La procuratrice Pirro è l’ennesima star della Fox nominata da Trump (in tutto sono 23)
Sono molti gli elementi dell'amministrazione americana con un passato nella tv «amica» di proprietà dell’odiato Murdoch







