Al grande maestro Gergiev, dopo l’invasione dell’Ucraina fu chiesto di dissociarsi pubblicamente dall’iniziativa bellica di Putin. Lui ignorò del tutto la richiesta e non rispose. Peraltro, Gergiev è impegnato a sostenere attivamente il regime, come quando ha diretto un concerto a Palmira, dopo l’invasione russa. Nonostante gli antecedenti la Regione Campania lo ha invitato a dirigere un concerto nella Reggia di Caserta nell’ambito della manifestazione musicale “Un’Estate da Re”.

È ormai noto a tutti la levata di scudi contrari: premi Nobel e artisti famosi ottennero l’annullamento del concerto, mentre l’unico strenuo e convinto difensore dell’iniziativa è stato il presidente Vincenzo De Luca: una posizione che lascia perplessi e stupiti.

Si rende necessaria a questo punto qualche considerazione. Gergiev è un sostenitore di Putin e della sua visione criminale. Ma ci si deve domandare: l’arte è sempre proiezione libera ed esclusiva dello spirito umano, al di là e al di sopra degli avvenimenti storici? Nel corso di un’invasione di uno stato sovrano far svolgere il concerto può diventare una testimonianza e, anche, un sostegno a supporto del crimine bellico. L’identità dell’arte diventa allora un’azione politica al servizio di una ideologia. Non è possibile, nel corso di un conflitto, sostenere un’arte che a sua volta sostiene i crimini di guerra.