Colpo di scena, il Piemonte ha deciso di salvare le Euro 5 diesel dalla ghigliottina ecologica europea. Oltre 300 mila automobilisti, gente che guida Panda sgangherate, Golf di terza mano o vecchie Punto che hanno visto più officine che autostrade, possono tirare un sospiro di sollievo.

Euro 5, nessuno stop in Piemonte: salvi 300mila veicoli diesel

Il presidente della Regione, Alberto Cirio, dal Grattacielo Piemonte ha annunciato che il blocco di queste auto, considerate troppo inquinanti dall’Europa, slitta al 2026. E non in tutto il Piemonte, ma solo nelle città sopra i 100 mila abitanti, Torino e Novara. Tradotto: la maggior parte di chi vive in provincia, tra cascine e tangenziali, potrà continuare a far rombare il suo diesel senza sentirsi un criminale ambientale.

C’è una frase di Cirio che colpisce, e che sembra scritta per un romanzo di Pratolini o un film di Scola: “Se uno ha una macchina vecchia e non la cambia, non è perché non vuole farlo, ma perché non può”. È una di quelle verità che sembrano banali solo finché non le dici ad alta voce.

In un’epoca in cui l’Europa ci bombarda di diktat verdi, tutti sacrosanti, tutti urgenti, ma spesso lontani anni luce dalla vita reale, questa è una boccata di pragmatismo. Non è la rivoluzione, sia chiaro. Non è nemmeno una soluzione definitiva. Ma è un atto di giustizia sociale, un riconoscimento che non tutti possono permettersi un’auto nuova. E che, in fondo, il mondo non è fatto solo di manager in Tesla e hipster in monopattino.