“Sei persone sono morte nelle ultime 24 ore a Gaza a causa della fame e della malnutrizione”. L’ennesimo numero della catastrofe umanitaria arriva da fonti mediche palestinesi citate dall’agenzia Wafa, che spiega che i decessi sono stati registrati in diversi ospedali nel territorio della Striscia. Questo dopo che l’inviato speciale degli Stati Uniti per il Medio Oriente, Steve Witkoff, ha detto che “nonostante le difficoltà e la scarsità di cibo, a Gaza non c’è fame”. La realtà, secondo i medici che operano nella Striscia è molto diversa e lo dicono con le statistiche: il numero di morti a causa della fame sale così a 175, di cui 93 bambini. Un bilancio disumano, che va ad affiancarsi a quello dei palestinesi uccisi mentre erano in fila per recuperare cibo: secondo altre fonti mediche nella Striscia, fin dalle prime ore del mattino del 3 agosto, almeno 70 civili sono stati uccisi in attacchi nella Striscia, 37 dei quali mentre attendevano gli aiuti umanitari.
Aiuti che, vale la pena ricordarlo, riescono ad arrivare col contagocce: secondo i dati pubblici dell’Onu e al suo sistema che traccia ogni camion di aiuti che entra a Gaza utilizzando codici Qr, tra il 19 maggio e il 2 agosto sono state scaricate circa 40mila tonnellate di aiuti umanitari, ma solo 4.100 tonnellate (il 10%) sono arrivate a destinazione. Il resto è stato contrassegnato come “intercettato”, cioè i carichi “sono stati dirottati lungo il tragitto dentro Gaza sia pacificamente da parte di persone affamate che con la forza da parte di attori armati”. Secondo l’ufficio stampa del governo di Gaza, Israele sta deliberatamente bloccando l’ingresso nel territorio di oltre 22.000 camion di aiuti umanitari come parte di una sistematica campagna di “fame, assedio e caos”. La maggior parte appartengono alle Nazioni Unite e a organizzazioni internazionali e a varie entità.










