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Basta poco, basta un apostrofo, perché da distinti e distanti ci si scopra invece arricchiti da istinti e da istanti meravigliosi
«Don, il mio più grande peccato è quel peccato che non fa fare altri peccati!». Aiuto, cosa potrà essere? Non sono mai stato appassionato di parole crociate, ma almeno in quel caso saprei di quante lettere è la parola e avrei qualche suggerimento di vocali e consonanti. Qui nulla. Il mio interlocutore mi guarda stupito: «Don, non ci arriva? Vuole un suggerimento? Certo, è una cosa che voi preti forse non capite perché vi riguarda poco». Boooo. «Non lo so: me lo dice lei?». «Il lavoro! Lavoro troppo e non riesco a godermi la vita e quindi non faccio peccati! Ad esempio come potrei tradire mia moglie che non ho tempo di respirare!». Come se il peccato fosse solo quello! Già sul collegare godersi la vita al fare peccati avrei qualche cosa da dire. Poi gli ribatterei: quindi se avesse tempo povera moglie! Mi rode però di più che secondo lui noi sacerdoti abbiamo da fare solo mezz'ora di Messa. Ah bello! Vieni con me mezza giornata e vedi come torni di corsa al tuo lavoro! Il confessionale per un prete è sempre una scoperta dell'umanità. Il modo con cui le persone si approcciano non smette mai di stupirmi.






