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2 AGOSTO 2025
Ultimo aggiornamento: 16:43
GEMONA DEL FRIULI (UDINE) – La calce l’avevano comperata circa una settimana prima, una prova inconfutabile di premeditazione secondo i carabinieri di Udine. L’idea di uccidere Alessandro Venier, 35 anni, disoccupato, una vita di disagio e forse anche di violenza, sarebbe venuta per prima alla sua compagna Marylin Castro Monsalvo, 30 anni, colombiana, che sei mesi fa ha dato alla luce una bambina, per cadere poi in una grave forma di depressione post partum. Avrebbe così coinvolto Lorena, 61 anni, la madre della vittima, con cui aveva un legame di profondo affetto, quasi filiale. Ad agire è stata anche l’infermiera irreprensibile, dipendente dell’ospedale, mettendo in atto un piano che è stato svelato nel momento in cui le due donne hanno telefonato alla stazione dei carabinieri dando l’allarme e confessando il delitto. Orrore e incredulità accompagnano la vicenda dell’uomo ucciso a Gemona, il corpo fatto a pezzi e chiuso per cinque giorni in un bidone, ricoperto di calce, perché non si sentisse la puzza della decomposizione. L’orrore per le modalità di un assassinio in famiglia e l’incredulità per il movente che appare sproporzionato, o comunque indefinito.











