Qualche giorno fa Luca Percassi annunciava pubblicamente che «Lookman voleva andare via» e che «l’Atalanta lo avrebbe venduto alle sue condizioni». Ieri si è rimangiato tutto. La Dea, via email, ha rifiutato ufficialmente l’offerta da 42 milioni più 3 di bonus dell’Inter- proposta più che corretta considerando che il giocatore va per i 28 anni e ha un ingaggio da 1,8 milioni netti, non allineato al valore assegnato al cartellino - ringraziando per l’interesse mostrato nel suo giocatore. Fine. Non ha chiesto una cifra precisa. Non ha fatto un prezzo. E se chi detiene un bene non ne fa un prezzo significa che quel bene non è in vendita.
Dato che non c’è apertura alla negoziazione, nemmeno volendo l’Inter può organizzare un rilancio. Non si può parlare di trattativa fallita perché una trattativa non c’è mai stata. L’Inter ha inviato proposte scritte e timbrate anche per ricevere l’invito a sedersi al tavolo.
Niente da fare. Hanno sempre e solo lavorato gli agenti ai fianchi del club bergamasco, ricordando la promessa fatta loro e al giocatore un anno fa. Ci sta che l’Atalanta dica che non c’era una promessa sulla cifra di vendita del cartellino (40 milioni secondo gli agenti), ci sta meno che a un giocatore venga negata la cessione per la seconda estate consecutiva. Non perché un club debba soddisfare i capricci di tutti i calciatori ma perché Lookman, a due anni dalla scadenza del contratto, nello specifico ha portato un’offerta quantomeno degna di essere valutata e trasformata in una trattativa. Ci rimette di più l’Atalanta a trattenere Lookman che l’Inter a non riuscire a comprarlo perché trattenere un giocatore non uno ma due anni significa indurlo ad abbassare il rendimento, e questo porta il cartellino a svalutarsi.











