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Il giudice di Milano non ha fatto da filtro ma ha sposato in toto la linea dell'accusa
Le carte del gip di Milano sembrano uno spot a favore della separazione delle carriere. Il giudice per le indagini preliminari non è il terzo pm, e lo dice da sempre la Corte costituzionale (n. 88/1991, per citarne una) in quanto dovrebbe valutare autonomamente e criticamente la richiesta cautelare: deve fare da filtro, non da amplificatore. Qui, invece, il filtro si è rotto, e al posto di una motivazione abbiamo una narrazione drammatica, stereotipata e retorica. Lette le carte, viene solo da ripeterlo: in questa storia non ci sono tangenti, non ci sono mazzette e soldi in nero né favoritismi illeciti, non ci sono intercettazioni dove qualcuno dice "ti do questo se mi dai quello", non c'è nulla di nascosto e tutto si svolge alla luce del sole negli uffici pubblici, nelle commissioni, nei verbali, nei progetti e nelle delibere, nella normalità e nella legalità.






