Roma, 1 ago. (askanews) – “La progettazione del torneo si è rivelata vincente: non volevamo un semplice evento targato FIR, destinato a esaurirsi nel tempo, ma un’iniziativa capace di coinvolgere attivamente i territori e i club del movimento. È esattamente ciò che è accaduto: le piazze si sono animate e l’esperienza sta coinvolgendo un numero sempre crescente di persone”.
Con queste parole Antonella Gualandri, Vice Presidente della Federazione Italiana Rugby, sintetizza lo spirito che ha guidato l’organizzazione della Rugby World Cup Under 20 appena conclusa.
Un lascito ai territori in termini sociali, ambientali e valoriali. La rassegna, che ha visto i migliori talenti mondiali della palla ovale contendersi il titolo fino al trionfo del Sud Africa, non è stata soltanto un grande evento sportivo per il nostro Paese, ma anche un’occasione senza precedenti di partecipazione e condivisione. Il programma di legacy promosso dalla FIR insieme a World Rugby ne ha rappresentato il cuore pulsante.
Secondo Leonardo Ghiraldini, Consigliere della Federazione Italiana Rugby, “il Mondiale Under 20 rappresenta non solo un grande appuntamento sportivo, ma anche un’importante occasione per coinvolgere club, territori, giovani atleti e atlete. Fin dall’inizio, la FIR – insieme a World Rugby – ha lavorato a un piano di legacy, con l’obiettivo di lasciare un’eredità duratura, non solo sul piano sportivo, ma anche con un impatto positivo di carattere sociale e ambientale”.






