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Anche la conferma della guidance ha deluso
Ferrari in profondo rosso nel giorno della trimestrale: -11,6% a 385,4 euro, La capitalizzazione è così scesa poco sotto 69 miliardi con 9 miliardi persi. In Borsa, dunque, un massiccio sell-off di azioni nonostante, come spiega una nota di Maranello, "non ci siano stati impatti significativi nel periodo dall'introduzione di dazi sulle importazioni di auto negli Usa dall'Ue". Al mercato, infatti, non basta che Ferrari segni, nel trimestre, ricavi netti in crescita del 4,4%, a 1,787 miliardi, insieme a un Ebit e a un Ebitda saliti, rispettivamente, dell'8,1% e del 5,9%, ovvero pari a 522 e 709 milioni, mentre l'utile netto risulta di 425 milioni. Al Cavallino rampante gli investitori chiedono sempre uno scatto in più e storcono il naso se le consegne (3.494 supercar) "sono state sotto il tetto delle 3.515 unità stimate e il fatturato di poco inferiore alle attese, cioè 1,82 miliardi", spiega Gabriel Debach, analista di eToro. "Ferrari - aggiunge - oggi paga il prezzo dell'eccellenza: se non stupisci, deludi". Il rischio di una riduzione dei margini percentuali di 50 punti base, evidenziato il 27 marzo scorso, a seguito dell'introduzione di dazi all'importazione più elevati su auto, ricambi e altri beni provenienti dall'Ue e importati negli Usa, "è stato rimosso in seguito al recente accordo su livelli inferiori, raggiunto tra Bruxelles e Washington, e all'attesa di minori costi industriali nella seconda parte dell'anno", la puntualizzazione del cfo Antonio Picca Piccon.









