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Piero Bitetti ha detto che ritirerà le sue dimissioni da sindaco di Taranto, incarico per cui era stato eletto neanche due mesi fa. Bitetti le aveva presentate lunedì a seguito delle forti proteste dei movimenti ambientalisti contro il piano per la decarbonizzazione e la vendita dell’ex ILVA, la storica acciaieria della città con un enorme impatto sociale, ambientale ed economico sul territorio.
Le sue dimissioni avevano creato molta incertezza in giorni cruciali per l’azienda: giovedì pomeriggio infatti era previsto un incontro al ministero delle Imprese proprio per approvare la bozza dell’accordo di programma, un documento importante per la vendita e il rilancio dell’ex ILVA. Devono approvarlo tutte le parti che hanno un qualche titolo a decidere sul suo futuro, tra cui proprio il comune di Taranto. «Non posso pensare che si discuta della nostra città e nessuno ci sia a rappresentarla», ha detto Bitetti, il quale ha precisato che le sue dimissioni volevano «testimoniare un gesto eclatante, perché il linguaggio delle intimidazioni e delle offese non deve prevalere».
La contestazione di comitati civici e ambientalisti che lo aveva portato a dimettersi era avvenuta lunedì sera fuori dall’edificio del comune, quando a Bitetti era stata impedita l’uscita a causa della protesta. Era arrivata al termine di un incontro organizzato dallo stesso sindaco per discutere dell’accordo di programma, un documento essenziale per stabilire i tempi della decarbonizzazione, cioè il passaggio per l’impianto a un sistema di produzione meno inquinante rispetto agli attuali altoforni alimentati a carbone. Da mesi i comitati contestano gli scenari proposti dalle istituzioni, giudicate poco attente alla salute degli abitanti.












