Le investigazioni, coordinate dalla Direzione distrettuale di Palermo, erano scaturite dalla denuncia di un cittadino somalo giunto clandestinamente a Lampedusa nel giugno del 2023, il quale rivelava il ruolo del 29enne nell'associazione, quale carceriere e torturatore all'interno di una safe house nella località libica di Bani Walid, con l'incarico di mantenere l'ordine e le direttive impartite dai trafficanti libici anche con la violenza, con percosse e torture inferte per indurre i familiari dei migranti somali a versare somme di denaro, come prezzo preteso per la liberazione e la successiva traversata in mare.