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Ultimo aggiornamento: 8:03
Un accordo al ribasso, nessun processo penale e controlli affidati ad un consulente interno, nominato dall’azienda. Nonostante le negligenze, le omissioni, due disastri aerei in meno di cinque mesi. E 346 vite spezzate. Perché Boeing sarebbe “too big too fail”: vale a dire troppo grande, importante e strategica per fallire. Anche se ha commesso il “crimine aziendale più mortale della storia Usa” (come l’ha definito Reed O’Connor, il giudice che ha seguito il caso). Il conglomerato, infatti, si spartisce il mercato mondiale degli aerei commerciali con l’europea Airbus: in poche parole, ci sono troppi soldi e posti di lavoro in ballo. L’atteggiamento del governo Usa verso la corporazione, che batte bandiera a stelle e strisce, ne ha sempre risentito. Ma da quando Donald Trump è tornato alla Casa Bianca il Dipartimento di Giustizia è ancora più accondiscendente: del resto, sibilano i più “maligni”, la multinazionale ha donato due milioni al comitato inaugurale del presidente. E il suo CEO, a maggio 2025, è volato in Qatar con il tycoon per discutere di investimenti colossali: precisamente, 96 miliardi per 160 Boeing da inquadrare nella flotta di Qatar Airways.






