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La sedia di plastica bianca monoblocco, quella impilabile dei bar sulla spiaggia e degli spettacoli in piazza di tutto il mondo, resistente e facile da pulire, quest’anno ha avuto un piccolo momento di gloria quando è diventata la protagonista della copertina dell’ultimo e ascoltatissimo disco del cantante portoricano Bad Bunny. Nella foto, che ha fatto il giro del mondo, si vedono infatti due normalissime sedie bianche di plastica, diverse e un po’ storte, su un prato.
Quella sedia, in tutte le sue molte varianti, è probabilmente uno degli oggetti più riconoscibili e allo stesso tempo anonimi di sempre. È diventata popolare ovunque per il suo design semplice e funzionale e perché costa poco: gli stessi motivi per cui viene generalmente considerata dozzinale e brutta da vedere. Sebbene se ne trovino ovunque, non si può dire con certezza chi l’abbia inventata.
Paola Antonelli, curatrice del dipartimento di Architettura e Design del MoMA di New York, racconta che la sedia monoblocco nacque dal desiderio diffuso tra i designer del secondo dopoguerra di creare la sedia industriale perfetta. Con la sperimentazione di nuove tecniche e nuovi materiali si arrivò a impiegare il polipropilene, che veniva riscaldato a 220 °C e poi inserito in grossi stampi di metallo, di modo da ottenere una sedia fatta di un unico pezzo: da qui appunto il nome Monobloc, “monoblocco”.






