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Il Pd ha abbandonato l'europeismo per la fuga in avanti dei "visionari"
Riconoscere la Palestina, anche a costo di uccidere l'Unione europea. È il paradosso, e anche la contraddizione, più recente e più sorprendente della sinistra nostrana. Dopo essersi professato europeista fino al midollo e aver fiancheggiato Ursula von der Leyen, ora il Pd di Elly Schlein e soci sembra pronto ad abbandonare le convinzioni del recente passato per inseguire la strana e anomala deriva indicata da Emmanuel Macron e Keir Starmer con l'appoggio, mutevole e non sempre convinto, del tedesco Friedrich Merz. Insomma un'Europa declassata da 27 a uno e mezzo (Macron e Merz) con la partecipazione dell'intruso Starmer promosso a leader europeo "ad honorem" in virtù della fede laburista. Ma in queste scelte della sinistra nostrana a far più specie è la capacità di sottomettere all'ideologia ogni considerazione politica. A partire dalla popolarità e dalla capacità di rappresentanza dei leader scelti come nuovi proconsoli europei. E, nel caso di Starmer e Macron, anche come alfieri della causa palestinese.






