CAMPO BASE DEL K2 (PAKISTAN) – Strana cosa l' alpinismo. Uno sport come altri, apparentemente, solo più rischioso e scomodo. E però accade che qualche ascensione esca dai libri di storia delle montagne per diventare una tappa importante della storia degli uomini. E' successo al Monte Bianco nel 1786, l'ascension di Paccard e Balmat fu un simbolo per l' illuminismo scientifico. E fuori dalle Alpi è stato il caso dell'Everest, nel '53 una delle ultime pietre miliari del colonialismo britannico: in vetta, un po' per caso, un po' per scelta simbolica, il capo spedizione Hunt mandò proprio due abitanti delle ex colonie, il neozelandese Hillary e lo sherpa Tenzing, indiano di origine nepalese.

Forse la vittoria di Lacedelli e Compagnoni sul K2, nel '54, non ha avuto un impatto così forte nel mondo. Ma certo per l'Italia ha assunto un'importanza che va ben oltre la conquista alpinistica. Non è senza significato che a muoversi per ottenere il permesso di salita sia stato lo stesso De Gasperi, ottenendo dal primo ministro pakistano Mohammed Ali ciò agli americani era stato negato. E sì che gli Stati Uniti avevano appena varato il piano Colombo per aiutare i nuovi paesi asiatici, Pakistan in testa. Evidentemente il rapporto con l'Italia in quel momento era più importante, forse una spiegazione può arrivare dalle grandi dighe che nei decenni successivi saranno costruite dalle imprese italiane.