Trenta delegazioni diplomatiche si sono date appuntamento tra ieri e oggi a Bogotà in quello che è il primo vertice organizzato dal cosiddetto “Gruppo dell’Aia”, il blocco di Paesi che ha come intento quello di vedere Benjamin Netanyahu dietro le sbarre e di promuovere le sanzioni contro Israele. Un summit definito «emergenziale» che ha ottenuto il benestare di Francesca Albanese, la rappresentate speciale della Nazioni unite per i diritti umani in Palestina, sanzionata dal dipartimento di Stato americano perché ritenuta una minaccia all’interessa nazionale Usa.

Per la funzionaria italiana si tratta dello «sviluppo politico più significativo degli ultimi venti mesi» che giunge in un «momento cruciale per la popolazione palestinese».

Uno sviluppo che prevede entro settembre la piena attuazione al parere della Corte internazionale di giustizia del 19 luglio 2024 che giudica illegittima l’occupazione dei territori palestinesi. E che come corollario porta avanti la richiesta che tanto il primo ministro israeliano quanto l’ex ministro della Difesa, Yoav Gallant, finiscano in manette non appena mettano piede in una delle nazioni che aderisce alla Cig per aver violato i diritti umanitari. La mozione giudiziaria era stata presentata al tribunale internazionale dal Sud Africa, in prima fila assieme al Brasile nell’organizzare l’evento al quale prendono parte, tra le altre, Algeria, Cina, Cuba, Nicaragua, Turchia, Qatar e Oman. Non proprio un club di democrazie cui non manca l’appoggio esterno dell’Iran.