Mar Mediterraneo, 30 lug. (askanews) – (di Cristina Giuliano) “Siamo pronti a scoraggiare qualsiasi minaccia all’alleanza NATO. Questo è ciò che facciamo quando operiamo in mare. E in realtà, quotidianamente, ci concentriamo solo sul nostro addestramento e sulla nostra capacità di essere pronti a qualsiasi cosa ci capiti, che si tratti delle condizioni meteorologiche che a volte sono difficili in mare, o di un problema, o se serve assistenza umanitaria a qualcuno in mare che ha bisogno del nostro aiuto: andiamo e lo assistiamo. Lo abbiamo già fatto più volte durante questa missione, e se c’è una crisi nella regione, siamo in grado di rispondere anche a quella. Ci concentriamo sull’addestramento ogni singolo giorno”. A bordo della portaerei USS Gerald R. Ford (CVN-78), il vascello dei record, la più grande nave militare al mondo che ha lasciato a giugno la fitta foschia della Virginia, negli Stati Uniti d’America per arrivare nel Mar Mediterraneo e partecipare all’attività Nato Neptune Strike, a parlarci è il comandante del Carrier Strike Group 12, il contrammiraglio Paul Lanzilotta.
“Quando guardo il Mar Mediterraneo – continua – la prima cosa che faccio è concentrarmi sull’Italia, ma non è solo per quello che sono e per le mie origini italo-americane. Il Mediterraneo collega a regioni davvero importanti, e quindi operare nel Mar Mediterraneo e nei suoi dintorni ha significato dal punto di vista di una nazione marittima, perché collega due linee di comunicazione strategiche tra lo Stretto di Gibilterra, il Canale di Suez, e il Mar Rosso, e gli altri accessi, al Mar Nero per esempio”, dice.






