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Da qualche tempo, frequentando TikTok e in misura minore Instagram, non è raro imbattersi in video in cui qualche utente, solitamente dai trent’anni in su, sostiene di aver subìto in una qualche occasione un gen Z stare, cioè uno “sguardo da generazione Z”. L’espressione è diventata popolare e molto commentata nelle ultime settimane, e indica uno sguardo vuoto, assente e disinteressato che le persone giovani, sotto i trent’anni, rivolgerebbero a quelle più grandi quando provano a iniziare una conversazione con loro, fare una battuta o interagire in modo cordiale.
L’attenzione verso il “gen Z stare” non è nulla di nuovo: una decina di anni fa diventò virale su internet la cosiddetta resting bitch face (involontaria faccia da stronzo), un modo di fissare la gente vagamente infastidito che alimentò discussioni simili su atteggiamenti dei giovani percepiti come distaccati o freddi. In generale è un modo di fare tipico delle persone giovani che le persone più vecchie hanno sempre un po’ criticato, interpretandolo come un segnale di freddezza, distacco o scarsa educazione, e commentandolo a volte con toni un po’ paternalistici.
Secondo i racconti che se ne fanno sui social, la situazione in cui è più facile ricevere un “gen Z stare” è all’interno dei negozi, quando i commessi più giovani rispondono alle richieste dei clienti fissandoli in silenzio, con un’espressione annoiata, infastidita o distante. Attorno al “gen Z stare” si è sviluppato anche un vivace filone di meme, con decine di video ironici in cui i diretti interessati danno alcuni consigli per fissare gli interlocutori più anziani nel modo corretto, per esempio alzando il sopracciglio per rendere più evidente l’effetto di distacco e straniamento.








