Pre-installare Meta AI sulle piattaforme del gruppo Mark Zuckerberg è stato un abuso da parte del gruppo Meta? È questa l'ipotesi sulla base della quale l'Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm) ha aperto una istruttoria a carico della multinazionale. I funzionari dell'Authority hanno bussato alle porte di Facebook Italy srl martedì 29 luglio 2025, accompagnati dal Nucleo speciale antitrust della Guardia di finanza. L'ispezione doveva raccogliere prove per l'istruttoria appena avviata contro Meta per presunto abuso di posizione dominante.L'Autorità ha infatti avviato un procedimento contro Meta Platforms Inc., Meta Platforms Ireland Limited, WhatsApp Ireland Limited e Facebook Italy srl per aver abbinato il servizio di messaggistica WhatsApp con il proprio servizio di intelligenza artificiale Meta AI tramite pre-installazione. La società di Mark Zuckerberg è accusata di aver violato l'articolo 102 del Trattato dell'Ue in quanto avrebbe costretto gli utenti ad accettare entrambi i servizi senza una concorrenza basata sui meriti. L'indagine si svolge in stretta cooperazione con la Commissione europea.Come funziona Meta AI e cosa è il tyingMeta AI è comparso su WhatsApp e sugli altri social del gruppo nel marzo 2025 sotto forma di un'icona a cerchio dai colori cangianti che gli utenti non possono eliminare. L'assistente di intelligenza artificiale, basato sul modello Llama 4 sviluppato internamente da Meta, risponde a domande di qualsiasi natura e può interagire con gli utenti come un assistente virtuale. Per utilizzarlo basta cliccare sull'icona circolare che apre una nuova chat, oppure digitare direttamente nella barra di ricerca dove compare la scritta "Chiedi a Meta AI". Il servizio funziona anche nelle chat di gruppo e secondo il provvedimento dell'Autorità è stato “reso disponibile agli utenti senza che questi si siano attivati in tal senso”.Questa pratica si chiama tying ed è considerata illegale quando attuata da un'impresa dominante. Il tying consiste nel legare due prodotti o servizi distinti, costringendo chi vuole acquistare il primo ad accettare anche il secondo. In questo caso, significa che per usare WhatsApp gli utenti devono accettare anche la presenza di Meta AI. Tuttavia, l'Autorità considera i due servizi come prodotti separati perché rispondono a esigenze diverse: WhatsApp serve per comunicare con altre persone, Meta AI per ottenere informazioni e assistenza da un'intelligenza artificiale. Il problema è che Meta AI gode di un accesso privilegiato rispetto ai concorrenti, come ChatGpt o Claude, che devono essere installati separatamente dagli utenti.Il tying diventa particolarmente grave quando è attuato da un'azienda dominante come Meta, che controlla il 90% del mercato italiano della messaggistica attraverso WhatsApp. Con 37 milioni di utenti in Italia e 120 milioni in Europa, la società detiene una posizione dominante che le consente di trasferire automaticamente milioni di utenti dal mercato delle comunicazioni a quello emergente dell'intelligenza artificiale. La concorrenza è ulteriormente compromessa dal fatto che, una volta avviato l’uso di Meta AI, abbandonare il servizio diventa sconveniente, poiché l’assistente accumula informazioni personali e affina le risposte nel tempo, mentre scegliere un’alternativa significa ripartire da zero.C’è poi un altro aspetto su cui si concentra l’attenzione dell’Autorità italiana, e riguarda la gestione dei dati degli utenti. Meta ha fornito versioni contrastanti sull’utilizzo delle conversazioni con la sua intelligenza artificiale: da un lato assicura che queste non verranno impiegate per migliorare il servizio, dall’altro, nei documenti ufficiali e nelle dichiarazioni pubbliche, ammette di usarle per l’addestramento dei modelli. Se ciò fosse confermato, l’azienda ne ricaverebbe un doppio vantaggio competitivo, imponendo il passaggio degli utenti da WhatsApp alla propria IA e sfruttando le loro conversazioni per rafforzare ulteriormente il servizio.Un portavoce di Meta ha commentato: "Offrire accesso gratuito alle nostre funzionalità di intelligenza artificiale su WhatsApp dà a milioni di italiani la possibilità di scegliere di usare l'IA in un ambiente che già conoscono, di cui si fidano e che comprendono. Stiamo collaborando pienamente con l'Autorità italiana garante della concorrenza”.I precedenti e le possibili conseguenzeI rappresentanti della società hanno 60 giorni di tempo per richiedere un'audizione davanti all'Autorità, con la possibilità di presentare le proprie argomentazioni difensive. Il procedimento è affidato alla responsabilità della dottoressa Gabriella Romano e deve concludersi entro il 31 dicembre 2026. Si tratta di una delle prime applicazioni delle norme antitrust europee specificamente ai servizi di intelligenza artificiale, un settore in rapida evoluzione che finora aveva ricevuto meno attenzione dai regolatori rispetto ai social network e ai motori di ricerca.L'articolo 102 del Tfue, in realtà, è già stato applicato in casi simili, sebbene non legati all’AI. Il caso più famoso riguarda Microsoft, sanzionata per aver integrato Windows Media Player nel sistema operativo Windows, costringendo gli utenti ad accettare il lettore multimediale insieme al software principale. Più recentemente, Google è stata multata per il caso Shopping, dove il motore di ricerca dava posizioni privilegiate al proprio servizio di comparazione prezzi rispetto ai concorrenti. In entrambi i casi, come ora con Meta, una società dominante in un mercato ha utilizzato quella posizione per ottenere vantaggi sleali in un settore diverso.L’indagine potrebbe sfociare in sanzioni fino a 15 miliardi di euro e assumere un valore determinante per il futuro del settore. Le infrazioni dell’articolo 102 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea prevedono infatti multe che possono arrivare fino al 10% del fatturato globale annuo. Nel 2024 Meta ha registrato ricavi per 152 miliardi di euro a livello mondiale, di cui 35,4 miliardi provenienti dal mercato europeo. L’inchiesta si colloca in un quadro di crescente frizione tra la società e le autorità europee. Meta ha già deciso di non aderire al codice di condotta volontario promosso dall’Unione europea sull’intelligenza artificiale nell'alveo dell'AI Act. Qualora l’abuso fosse confermato, il caso italiano potrebbe rappresentare un punto di riferimento per altri regolatori del continente, con potenziali ricadute sull’intera strategia di espansione di Meta nel mercato europeo dell’AI.[articolo aggiornato con il commento di Meta]
Embeddare Meta AI su WhatsApp è stato un abuso da parte del gruppo di Zuckerberg? L'Antitrust italiano indaga sulla multinazionale
L'Autorità garante della concorrenza contesta la pre-installazione di Meta AI sull'app di messaggistica, che potrebbe violare l'articolo 102 del Trattato europeo imponendo agli utenti i servizi di intelligenza artificiale della società senza altra scelta









