Rafforzamento del sistema della formazione superiore e della ricerca puntando su investimenti strutturali, stabilizzazione del personale precario soprattutto del Cnr, tutela della sicurezza e rilancio del Mezzogiorno. Sono alcuni dei pilastri del decreto Università che , dopo essere approvato alla Camera, è diventato legge. «Con l’approvazione definitiva di questo decreto - ha dichiarato la ministra Anna Maria Bernini - mettiamo a disposizione del sistema universitario e della ricerca italiana oltre 300 milioni di euro di investimenti mirati. Si tratta di una svolta concreta che dimostra la centralità strategica che attribuiamo alla scienza e all’innovazione per la competitività del nostro Paese. Dai 160 milioni per potenziare le infrastrutture scientifiche ai 150 milioni per il Piano Ricerca Sud, stiamo costruendo un ecosistema della ricerca più solido e inclusivo. Grazie a questi investimenti, l’Italia si afferma come protagonista della ricerca internazionale e un polo di attrazione per nuovi talenti».
I punti salienti
Il decreto prevede che il Mur promuova e finanzi, attraverso apposite risorse, l’attività scientifica e tecnologica degli Enti vigilati e, in particolare, specifici programmi e progetti, anche congiunti, nonché le infrastrutture di ricerca e le collaborazioni nazionali e internazionali. L’intervento premia le linee progettuali, attraverso l’assegnazione di parte delle risorse del Foe, che promuovono l’innovazione e il progresso tecnologico della ricerca. Per l’attuazione è autorizzata la spesa di 40 milioni per l’anno 2025 e 60 milioni di euro per ciascuno degli anni 2026 e 2027.






