MILANO – Acque agitate in casa Bce. I rappresentanti del personale accusano l'istituzione di comportamenti "antidemocratici" e di calpestare i principi dello stato di diritto che la presidente Christine Lagarde elogia nei suoi discorsi pubblici. In una lettera indirizzata proprio a Lagarde e visionata dal Financial Times, il presidente del comitato del personale, Carlos Bowles, ha denunciato una governance interna che "non pratica ciò che predica". Al centro dello scontro c'è il consiglio di rappresentanza del personale: la Cce vuole che i rappresentanti sindacali tornino parzialmente ai loro incarichi lavorativi, mentre secondo il diritto del lavoro tedesco potrebbero dedicarsi a tempo pieno alla difesa dei colleghi, mantenendo lo stipendio. "Ci rammarichiamo di vedere che questi principi espressi all'esterno sembrano essere poco valorizzati al suo interno dalla sua struttura di potere", ha scritto il presidente del comitato del personale, Carlos Bowles, alla Lagarde.

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dalla nostra corrispondente Tonia Mastrobuoni

La scintilla è scoppiata dopo che i vertici dell'Eurotower hanno proposto di obbligare i membri del comitato del personale a lavorare anche secondo il loro ruolo e non soltanto a fini sindacali. Secondo il diritto del lavoro tedesco, essi possono invece dedicarsi a tempo pieno alla difesa degli interessi del personale, percependo il loro normale stipendio. Tuttavia, in quanto istituzione extraterritoriale, la Bce non è soggetta nè al diritto del lavoro tedesco nè a regole simili in altri Stati membri dell'UE. In quanto tale, la Bce è una "fortezza legale inaccessibile", sostiene Bowles nella lettera. Nel documento di quattro pagine, Bowles sottolinea inoltre che il trattamento riservato dalla Bce al personale ha portato a "diffuse lamentele di favoritismo e alti tassi di burnout".