L’Ue tra la resa e il male minore
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Roma, 29 luglio 2025 – Due isole nella morsa degli incendi. Sicilia e Sardegna funestate dai roghi in questi caldi giorni di fine luglio, proprio quando soffia forte il vento e le fiamme divorano veloci ettari di bosco e seminano il panico tra turisti e residenti. Un danno incalcolabile per l’ambiente, già messo a dura prova dal cambiamento climatico, per l’economia locale che vive anche di turismo, per le prossime generazioni, a cui viene bruciato un pezzo di futuro. Un copione già visto, troppe volte. Come l’epilogo, fin troppo scontato per gli inquirenti: dietro i roghi c’è la mano criminale degli incendiari che – guarda caso – agiscono in questi giorni in cui il maestrale soffia fino a 80km/h. Due presunti piromani sono stati arrestati ieri in Sardegna e trasferiti nel carcere di Uta, in attesa del processo. Secondo gli investigatori sarebbero responsabili di almeno un rogo appiccato nella zona di Iglesias, nelle loro abitazioni e nei loro veicoli sono trovati diversi inneschi. Per entrambi l’accusa è di incendio boschivo doloso.
E mentre a Villasimius si procede alla conta dei danni dopo il gigantesco rogo che domenica ha distrutto circa cento ettari di bosco a Punta Molentis, costringendo i bagnanti alla fuga in mare, nuovi incendi sono divampati a Orosei e Cardedu, dove sono state fatte evacuare case e un residence, ma anche nel Sassarese dove un allevatore è rimasto ferito, e nel Sulcis, con le fiamme vicino alle case a Bacu Abis, frazione di Carbonia. In meno di tre giorni in Sardegna ci sono stati 42 roghi.













