Dopo aver accantonato il tema durante la riforma del Codice della strada, finalmente, la Commissione Trasporti della Camera discuterà di guida autonoma, esaminando alcune risoluzioni per impegnare il Governo a favorire lo sviluppo e la diffusione di questa tecnologia in Italia.

Come segnalato dalle opposizioni, e in particolare dalla sottoscritta con un apposito emendamento alla riforma Salvini, il problema è che la legge italiana oggi non consente l’uso di sistemi di guida autonoma avanzati. Attualmente, in Italia, sono ammessi soltanto sistemi di livello 1 e 2 (guida assistita e semi-automatica), mentre restano vietati i livelli (dal 3 al 5) che consentono al veicolo di guidare anche senza l'intervento umano. Per aprire le porte a queste tecnologie, è necessario costruire un quadro normativo chiaro che disciplini responsabilità civili, coperture assicurative, comportamenti degli utenti della strada e protocolli per le forze dell’ordine. Paesi come Francia e Germania lo hanno già fatto, allineandosi agli standard europei e internazionali. L’Italia è invece ancora al palo.

I benefici sarebbero evidenti, a partire dalla sicurezza; secondo l’ISTAT, in Italia gli incidenti stradali sono la principale causa di morte tra i 5 e i 29 anni e, in generale, rappresentano la principale causa di morte violenta nel Paese. Sebbene la guida autonoma non elimini completamente il rischio di incidenti, secondo i dati disponibili essa rappresenta una leva per ridurne drasticamente il numero. Ma non è tutto, basti pensare al trasporto pubblico locale, con autobus senza conducente, ai robot-taxi e ai servizi per le aree remote. Altri settori, come la logistica, cronicamente in crisi di personale, e l’assistenza sanitaria di emergenza ne potrebbero trarre vantaggio. In sostanza, non si tratta solo di permettere alle persone di “non guidare” la propria auto, ma di rivoluzionare interi settori.