Alberto Trentini ha detto di stare bene ma di essere stremato dal regime di prigionia. Il cooperante veneziano di 45 anni, detenuto in Venezuela dal novembre scorso, è riuscito a parlare nuovamente con la sua famiglia sabato 26 luglio, dal carcere di Caracas. È la seconda telefonata dall’inizio della detenzione, dopo quella del 16 maggio. Originario del Lido di Venezia e specializzato nell’assistenza a persone con disabilità, Trentini ha confermato ai suoi cari di essere in condizioni accettabili, nonostante gli otto mesi trascorsi nelle strutture del regime di Nicolás Maduro.È stato arrestato il 15 novembre 2024 mentre si trovava nel paese per conto della ong internazionale Humanity & Inclusion. Intanto il governo italiano ha deciso di intensificare l’azione diplomatica per ottenerne il rilascio: il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha nominato Luigi Vignali, direttore generale per gli Italiani all’estero, inviato speciale della Farnesina con il compito di seguire da vicino i casi dei circa quindici connazionali attualmente detenuti in Venezuela.La seconda chiamata dopo mesi di isolamentoIl contatto telefonico di sabato rappresenta un segnale importante dopo il lungo periodo di isolamento che ha caratterizzato la detenzione di Trentini. Il cooperante era arrivato in Venezuela il 17 ottobre 2024 inviato da Humanity & Inclusion, organizzazione non governativa internazionale che si occupa di assistenza umanitaria alle persone con disabilità nei paesi in crisi. La sua missione prevedeva il coordinamento di progetti di sostegno in uno dei contesti più difficili dell'America Latina. Il 15 novembre, durante un viaggio di lavoro da Caracas verso Guasdualito, città nel nordovest del paese al confine con la Colombia, il cooperante era stato fermato a un posto di blocco insieme all'autista venezuelano che lo accompagnava.Le autorità del regime di Maduro non hanno mai comunicato ufficialmente le accuse contro Trentini, anche se fonti non ufficiali hanno parlato di presunte accuse di terrorismo, ipotesi respinta sia dalla famiglia che dalla ong per cui lavorava. Il viceministro degli Esteri italiano Edmondo Cirielli ha commentato al Corriere la telefonata di sabato, definendola "un passo in avanti per la tutela dei diritti dei detenuti" e confermando la speranza che si possa arrivare presto alla liberazione del connazionale. Nella prima telefonata del 16 maggio, durata solo pochi minuti, Trentini aveva rassicurato i familiari sulle sue condizioni di salute, confermando di ricevere regolarmente i pasti e di avere accesso ai farmaci per la pressione alta di cui ha bisogno.La famiglia del cooperante ha reagito con "gratitudine" alla notizia del secondo contatto, pur ammettendo che resta "la costante angoscia" per la situazione del congiunto. Attraverso l'avvocato Alessandra Ballerini, legale specializzato nella difesa di italiani detenuti all'estero, i familiari hanno ringraziato "le istituzioni che in Italia e in Venezuela si stanno adoperando per la liberazione di Alberto". Trentini è attualmente detenuto nel carcere El Rodeo I, nello Stato di Miranda, struttura situata a circa trenta chilometri da Caracas e nota per le condizioni difficili e per ospitare molti prigionieri politici del regime venezuelano.La strategia diplomatica e la nomina di VignaliLa scelta del ministro Tajani di nominare Luigi Vignali come inviato speciale mostra la volontà del governo di organizzare meglio l'approccio diplomatico al caso venezuelano. Il funzionario, che attualmente dirige l'ufficio per gli Italiani nel mondo alla Farnesina, avrà il compito specifico di negoziare per ottenere la liberazione di quelli che l'Italia considera prigionieri politici innocenti, come ha spiegato lo stesso ministro degli Esteri. Il regime di Caracas, infatti, è accusato dalla comunità internazionale di utilizzare i detenuti stranieri come strumenti di pressione diplomatica.Il caso di Trentini fa parte di una strategia più ampia che Roma sta sviluppando nei rapporti con il Venezuela, paese che ha le maggiori riserve di petrolio al mondo ma è devastato da una crisi politica ed economica che ha costretto all'esilio oltre sette milioni di cittadini. E conferma che il regime di Caracas usa spesso i detenuti stranieri come strumenti di pressione nei rapporti internazionali.Il precedente più positivo si era registrato a inizio maggio con la liberazione di Alfredo Schiavo, cittadino italo-venezuelano detenuto per cinque anni nel carcere politico di Helicoide, operazione resa possibile anche dal contributo della Comunità di Sant'Egidio. Quel successo diplomatico aveva fatto sperare in un miglioramento delle condizioni generali degli italiani nelle carceri venezuelane. Secondo fonti del governo, il fatto che Trentini abbia potuto chiamare i familiari sarebbe un segnale dell'efficacia crescente dell'azione diplomatica italiana nei confronti del governo Maduro.
Cosa sappiamo sulla situazione di Alberto Trentini, dopo la seconda chiamata alla famiglia
Il cooperante veneziano detenuto dal regime di Maduro ha effettuato la seconda telefonata in otto mesi di prigionia mentre l'Italia nomina un inviato speciale per occuparsi degli italiani che si trovano nelle carceri venezuelane








